Con il termine internazionalizzazione si indica l’espansione dell’impresa al di fuori del proprio mercato nazionale che dà la possibilità di aumentare il giro d’affari anche all’estero.

Il processo di internazionalizzazione è composto da tre fasi principali a cui corrispondono diverse configurazioni dell’impresa.

La prima fase è costituita dall’entrata dell’impresa nel mercato estero, in cui l’impresa definisce la modalità operativa tramite cui entrare nel mercato estero; la seconda fase è l’assestamento, in cui l’impresa approfondisce la strategia competitiva da attuare nel mercato estero; la terza ed ultima fase è costituita dalla seconda espansione, in cui si ricerca un consolidamento definitivo della posizione competitiva.

Sono molti gli enti cui ci si può riferire per essere supportati nell’iniziativa di internazionalizzazione; tra i più importanti vi sono: l’Agenzia per la promozione all’estero e l’internazionalizzazione delle imprese italiane, le associazioni di categoria, le aziende speciali delle Camere di Commercio, l’Unioncamere, le Risorse online, le collaborazioni con professionisti e consulenti esterni.

Le forme giuridiche mediante le quali un’impresa italiana può “internazionalizzarsi” all’estero sono principalmente tre: l’ufficio di rappresentanza, la stabile organizzazione o la società.

Come operare all’estero

E’ possibile operare all’estero con presenza stabile o senza presenza stabile. Nel primo caso per presenza stabile si intende tramite stabile organizzazione o filiale; nel secondo caso si fa invece riferimento ad ufficio di rappresentanza, agenti o distributori indipendenti.

L’ufficio di rappresentanza è la modalità che comporta minori costi di costituzione e dalla quale discendono minori obblighi civilistici; infatti basta la registrazione dell’unità locale nella Camera di Commercio dello Stato estero di insediamento.

L’ufficio di rappresentanza essendo un soggetto senza autonomia giuridica e fiscale rispetto alla casa madre, nello Stato estero non fa insorgere obblighi fiscali ma i suoi costi sono di norma integralmente deducibili per l’impresa madre.

La nascita di un ufficio di rappresentanza deve essere denunciata ad opera dei legali rappresentanti della società straniera, anche mediante un procuratore speciale appositamente indicato, al Registro delle imprese per l’iscrizione al cosiddetto Repertorio delle notizie Economiche ed Amministrative (R.E.A.), previa la richiesta di un codice fiscale all’Agenzia delle Entrate competente in base al luogo dove si apre l’ufficio di rappresentanza.

Dunque mentre l’ufficio di rappresentanza rappresenta una delle possibilità di operare all’estero senza presenza stabile da parte dell’impresa che vuole internazionalizzarsi, la stabile organizzazione costituisce invece presenza stabile all’estero.

Da un punto di vista civilistico, con il termine stabile organizzazione si intende un soggetto che non ha autonomia giuridica rispetto alla casa madre italiana.

Al contrario, dal punto di vista fiscale, la stabile organizzazione è un soggetto rilevante, tanto da avere un proprio numero identificativo estero, come la partita IVA o il codice fiscale. La stabile organizzazione è un autonomo centro di imputazione di ricavi e costi e viene tassata nello Stato estero per i redditi ivi prodotti.

Per l’internazionalizzazione di un’impresa oltre all’ufficio di rappresentanza ed alla stabile organizzazione una delle modalità più complete di insediamento all’estero è la possibilità di costituire una società controllata.

Una società estera, anche se controllata dalla casa madre italiana, deve avere organi decisionali e gestionali propri. Le società estere controllate o collegate residenti o localizzate in paradisi fiscali sono soggette alla disciplina delle c.d. controlled foreign companies (CFC), che prevede la tassazione per trasparenza in capo alla società italiana dei redditi realizzati dalle società controllate o collegate estere che non dimostrino l’effettivo svolgimento all’estero di un’attività economica o alternativamente che dalla partecipazione non consegua l’effetto di localizzare i redditi in Stati c.d. black list.

Altro metodo per concretizzare l’internazionalizzazione di un’impresa è il contratto di joint venture che riguarda una collaborazione tra due o più imprese con l’obiettivo di costituire una nuova società in un settore di interesse comune o per lo svolgimento in comune di una qualche attività di carattere imprenditoriale.

Enti operanti per la promozione ed il sostegno delle imprese nel processo di internazionalizzazione

Sono diversi gli enti che operano e sostengono le imprese durante il processo di internazionalizzazione; tra i principali vi sono: a) l’Agenzia per la promozione all’estero e l’internazionalizzazione delle imprese italiane, b) le Regioni, c) gli Sportelli regionali per l’internazionalizzazione delle imprese (SPRINT), d) la Società italiana per le imprese all’estero (SIMEST), e) i Servizi assicurativi del commercio estero (SACE), f) la Finanziaria per gli imprenditori del Nord Est (FINEST).

La partecipazione a manifestazioni fieristiche ed esposizioni

L’Associazione Esposizioni e Fiere Italiane (AEFI) dal 1983 si pone come interlocutore privilegiato per gli operatori e le istituzioni, e svolge un ruolo di sostegno nell’ambito della formazione, del marketing, della promozione e della ricerca, oltre all’erogazione di servizi per le fiere.

La partecipazione a fiere, esposizioni, mostre, eventi e manifestazioni fieristiche è oggi un veicolo insostituibile di promozione per le imprese in quanto permette di raggiungere in modo diretto e conveniente un pubblico di clienti potenziali.

Essere presenti ad una fiera consente inoltre di presentare il proprio prodotto e fargli acquisire maggior importanza.

Le prestazioni di allestimento di stand fieristici sono territorialmente rilevanti in Italia se vengono effettuate nei confronti di committenti soggetti passivi residenti.

E’ rilevante il luogo in cui le fiere vengono svolte:

Se le fiere sono realizzate nei paesi comunitari, la società italiana che partecipa alla fiera all’estero deve nominare un rappresentante fiscale o deve identificarsi direttamente nel paese UE dove interviene, per poter adempiere ai propri obblighi IVA nello stesso Paese comunitario. In questo caso la fattura deve essere emessa con addebito dell’IVA prevista nel paese in cui la fiera si è realizzata.

Se, invece, l’allestimento dello stand è destinato ad una fiera realizzata in paesi extracomunitari, il corrispettivo percepito dalla società italiana (prestatore) è escluso dal campo di applicazione dell’IVA per mancanza del requisito di territorialità.

Per quanto riguarda i servizi inerenti l’accesso a manifestazioni fieristiche ed i relativi servizi accessori, sono stati forniti chiarimenti con il Regolamento del Consiglio 15 marzo 2011, n. 282/2011/UE, secondo cui tali servizi restano in ogni caso assoggettati a tassazione nel luogo dove si svolgono le manifestazioni.

La Circolare dell’Agenzia delle Entrate 29 luglio 2011, n. 37/E ha stabilito, che devono considerarsi connessi all’accesso ad una manifestazione fieristica, i servizi di ristorazione, di pernottamento e di distribuzione degli atti forniti nell’ambito dell’organizzazione della manifestazione stessa.

Per tutte queste prestazioni accessorie all’accesso di una manifestazione fieristica si applica lo stesso criterio di territorialità relativo alla prestazione principale, che comporta la tassazione nel paese di svolgimento della manifestazione.

Conclusioni

Ad oggi una delle modalità più diffuse per l’internazionalizzazione delle imprese risulta essere la joint venture; gli interventi legislativi finalizzati al finanziamento ed alla promozione di joint ventures sono molteplici. Ad esempio, a livello nazionale la legge n. 100 del 24 aprile 1990 (modificata con la legge 212 del 26 febbraio 1992), volta a promuovere la costituzione o la partecipazione a società miste all’estero da parte di operatori italiani in paesi non appartenenti all’Unione Europea e la legge n. 19 del 9 gennaio 1991, istitutrici, rispettivamente, delle società a partecipazione pubblica Simest e Finest che hanno il compito di assistere e fornire consulenza alle imprese su tutti gli aspetti relativi all’internazionalizzazione.

Il 29 gennaio 2016 il Simest ed il Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili hanno siglato un accordo per consentire l’ampliamento dei servizi di consulenza professionale per l’internazionalizzazione.

Da come abbiamo potuto notare, in tutto il territorio nazionale, gli enti operanti per la promozione ed il sostegno delle imprese nel processo di internazionalizzazione sono molteplici come anche gli sportelli e i desk che forniscono consulenza a chi vuole “internazionalizzare” la propria impresa.

(Altalex, Articolo di Giovanni Arcuri)

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