Sedici arresti nel corso di un’operazione interforze di Polizia e Finanza e due fermi tra la Lombardia e la Sicilia nell’ambito di un’indagine contro le attività criminali della famiglia mafiosa catanese dei Laudani coordinata dalla Dda di Milano. Le accuse: associazione per delinquere che ha favorito gli interessi, in particolare a Milano e provincia, della famiglia mafiosa catanese dei “Laudani” o “Mussi i ficurinia”. In particolare, sono state poste in amministrazione giudiziaria per sei mesi quattro direzioni generali della società di grande distribuzione Lidl, cui afferiscono circa 200 punti vendita.

Coinvolte anche alcune società del consorzio che ha in appalto la vigilanza privata del Tribunale di Milano tra le attività commerciali destinatarie delle misure emesse dalla Dda. Si tratterebbe di società che forniscono i vigilantes del Palagiustizia.

L’indagine  

Nell’ordinanza di custodia cautelare si legge che la presunta associazione per delinquere avrebbe ottenuto «commesse e appalti di servizi in Sicilia» da Lidl Italia e Eurospin Italia attraverso «dazioni di denaro a esponenti della famiglia Laudani», clan «in grado di garantire il monopolio di tali commesse e la cogestione dei lavori in Sicilia». «Sono stati seguiti i passaggi di denaro, il denaro raccolto a Milano veniva consegnato alla famiglia Laudani», ha detto il Procuratore aggiunto Ilda Boccassini. Per coloro che volevano corrompere «era come pescare in un laghetto sicuro – ha aggiunto – sapevano esattamente chi, come e dove trovare le persone da corrompere».

Gli arrestati avrebbero ottenuto lavori da Lidl Italia «in Piemonte» attraverso «dazioni corruttive». Stando all’ordinanza del gip di Milano Giulio Fanales, emessa su richiesta del pm della Dda Paolo Storari, la presunta associazione per delinquere, composta da 16 persone, avrebbe commesso «una pluralità di delitti di emissione di fatture per operazioni inesistenti, dichiarazione fraudolenta mediante l’utilizzo di fatture per operazioni inesistenti, omessa dichiarazione Iva, omesso versamento Iva, appropriazione indebita, ricettazione, traffico di influenze, intestazione fittizia di beni, corruzione tra privati».

Il meccanismo  

In particolare, Luigi Alecci, Giacomo Politi e Emanuele Micelotta, tutti «con il ruolo di capi e promotori», nel 2008 avrebbero costituito «dapprima la Sigi Facilities e poi, nel 2015, la Sigilog, società consortile a cui fanno capo una serie di imprese, che si occupano di logistica e servizi alle imprese, intestate a prestanome al fine di permettere agli indagati una totale mimetizzazione». Queste imprese, poi, come si legge sempre nell’ordinanza, avrebbero versato somme di denaro a Simone Suriano «dipendente Lidl Italia srl, con il ruolo di associato» e finito oggi agli arresti domiciliari. Suriano sarebbe stato «stabilmente a libro paga al fine di far ottenere appalti a favore di imprese facenti parte dei consorzi Sigi Facilitis e Sigilog». La società Lidl Italia, invece, non è indagata.

Soldi sarebbero stati versati, poi, anche a Salvatore Orazio Di Mauro, «fino al suo arresto, il 10 febbraio scorso». Di Mauro sarebbe un «esponente di spicco della famiglia Laudani, uomo di fiducia di Sebastiano Laudani, classe ’69, detto Iano il grande». Le imprese della presunta associazione, tra l’altro, avrebbero versato denaro anche a «Enrico Borzì», anche lui presunto esponente dell’associazione. I rapporti tra gli indagati e la famiglia Laudani, si legge negli atti, «risalgono a tempo addietro» e tra le finalità dei versamenti c’era anche quella «di provvedere al sostegno dei detenuti della famiglia mafiosa dei Laudani»

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