La procura di Roma ha aperto un nuovo fascicolo nell’ambito dell’inchiesta Consip per violazione del segreto d’ufficio e pubblicazione arbitraria di atti in merito all’articolo uscito oggi sul Fatto Quotidiano e firmato dal giornalista Marco Lillo. Secondo i magistrati inoltre l’intercettazione tra Matteo Renzi e suo padre Tiziano non ha alcuna rilevanza penale, e non è presente in alcuna informativa, ma figura solamente nell’audio.

Matteo Renzi, alla vigilia dell’interrogatorio sul caso Consip, chiese al padre Tiziano di dire tutta la verità ai magistrati. Nella telefonata del 2 marzo scorso, fatta alle 9.45 Matteo dice al padre: «Devi dire nomi e cognomi» ai magistrati, chiedendo poi esplicitamente: «È vero che hai fatto una cena con Romeo?». La telefonata è riportata nel libro del giornalista Marco Lillo — «Di padre in figlio» — riportato oggi dal «Fatto quotidiano», nel quale viene spiegato il contenuto di una telefonata che sarebbe avvenuta tra l’allora ex presidente del Consiglio e segretario uscente del Partito democratico e suo padre.

Nel corso della telefonata, Matteo Renzi avrebbe fatto riferimento all’inchiesta nella quale suo padre è implicato: «un presunto caso di corruzione, traffico illecito di influenze e soffiate istituzionali», scrive Lillo, «in cui sono coinvolti un imprenditore napoletano, Alfredo Romeo; alcuni dirigenti della Consip che si occupa di gran parte degli acquisti della Pubblica amministrazione», Tiziano Renzi e Luca Lotti.

Nel corso della telefonata, secondo quanto riportato da Lillo, Renzi avrebbe chiesto conto al padre di un incontro con Romeo «nel periodo in cui l’ amico Carlo Russo contrattava un pagamento di 30 mila euro al mese per Tiziano con lo stesso Romeo». L’ex premier sa, scrive Lillo, «che rischia di essere intercettato». Ma fa trasparire ugualmente quella che il «Fatto» definisce la «sfiducia» nei confronti del padre.

La risposta di Tiziano Renzi, riportata dai carabinieri del Noe (ai quali la procura di Roma ha tolto le indagini) nel brogliaccio dell’intercettazione ottenuta da Lillo, è «sibillina: Tiziano dice di no e che a cena non è mai andato, ma se lo ha incontrato in un bar non lo ricorda». «Non me lo ricordo», aggiunge il padre di Renzi, per poi aggiungere «l’unico può essere stato…». Nel seguito della conversazione, Tiziano Renzi allude a a un incontro avvenuto al Four Seasons con esponenti del mondo delle imprese ai tempi delle primarie di fine 2012.

«Devi immaginarti cosa può pensare il magistrato: non è credibile che non ricordi di avere incontrato uno come Romeo, noto a tutti e legato a Rutelli e Bocchino», avrebbe detto l’ex premier al padre secondo quanto riportato. «Se non me lo ricordo non posso farci nulla», spiega il padre di Renzi. L’ex premier a quel punto, prima di chiudere la telefonata, torna a dire al padre di «dire la verità, in quanto in passato la verità non l’hai detta a Luca (Lotti) e non farmi aggiungere altro. Devi dire se hai incontrato Romeo una o più volte e riferire tutto quello che vi siete detti». «Andrai a processo, ci vorranno tre anni, e io lascerò le primarie», avrebbe detto Matteo a papà Tiziano.

«È tutto assolutamente in linea con la nostra difesa. Sono cose che abbiamo spiegato ai pm, sono stato io stesso prima dell’interrogatorio a fare pressione sia su Matteo sia su suo padre affinché dicesse tutto. E Tiziano Renzi ai magistrati ha detto tutto. Nessun incontro con Alfredo Romeo, ma se poi sei abituato che ad ogni evento pubblico quando arrivi ci sono 5000 persone a cui stringi la mano ci vuole un po’ più di tempo a mettere a fuoco», questo il commento dell’avvocato Federico Bagattini, legale di Tiziano Renzi.

 Renzi racconta su Facebook telefonata con il padre: “Vi racconto i fatti”

Si difende su Facebook Matteo Renzi con un lungo post spiegando che: «Nel merito queste intercettazioni ribadiscono la mia serietà visto che quando scoppia lo scandalo Consip chiamo mio padre per dirgli: Babbo, questo non è un gioco, devi dire la verità, solo la verità». «Umanamente le intercettazioni mi feriscono perché sono molto duro con mio padre. E rileggendole mi dispiace, da figlio, da uomo. Da uomo delle istituzioni, non potevo fare diversamente, ma politicamente mi fanno un regalo», scrive Matteo Renzi. «Mio padre non ha mai visto un tribunale fintantoché suo figlio è diventato premier», ricorda Renzi. «Fino a quel momento ha vissuto tranquillamente la sua vita, esuberante e bella: ha 66 anni e proprio sabato scorso ha festeggiato i 45 anni di matrimonio. Quattro figli, nove nipoti, gli scout, il coro della chiesa, il suo lavoro e naturalmente la passione civica per Rignano: è un uomo felice. Ha conosciuto la giustizia solo dopo che io sono arrivato a Palazzo Chigi. Non è abituato a questa pressione che deriva dal suo cognome più che dai suoi comportamenti. Gli ricordo che se sa qualcosa è bene che la dica, all’avvocato e al magistrato. La verità prima o poi emerge: è giusto dirla subito.

«Quel giorno, il 2 marzo scorso, ho dei dubbi su mio padre (mi sembra impossibile che Repubblica possa aver pubblicato l’intervista di Mazzei senza fare verifiche) e lo tratto male, dicendogli: “non dirmi balle, la cena c’è stata per forza altrimenti non lo scriverebbero”. “Quante volte hai visto Romeo”. Lo interrogo, lo tratto male. Ma sono un figlio. E se tuo padre bluffa lo senti. Mio padre mi ribadisce: non c’è stata nessuna cena, devi credermi. Matteo, è una notizia falsa, devi credermi. Con l’aggiunta di qualche espressione colorita toscana. Alla fine della telefonata, durissima, salgo in auto verso Castellaneta e poi Matera e sussurro a un caro amico che mi accompagna: “Mio padre non c’entra niente, mio padre non ha fatto niente. Questa storia puzza.”I fatti li conoscete.

«Nelle settimane successive un’altra procura, quella di Roma, indagherà su un capitano dei carabinieri che aveva fatto le indagini su mio padre accusando il militare di falso. La storia diventa torbida con presunti interventi dei servizi segreti, che vengono vergognosamente citati da persone prive di alcuna serietà istituzionale. La vicenda assume contorni inquietanti e l’intrigo si carica ogni giorno di nuovi particolari. Possono costruire scandali o pubblicare prove false quanto vogliono. Noi crediamo nella giustizia. Ci fidiamo delle istituzioni italiane. E abbiamo un grande alleato: perché il tempo non cancella la verità. La fa emergere», ha concluso Matteo Renzi.

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