Francesco Totti non è solo la Roma, l’amore incondizionato per la sua città e per la sponda giallorossa è stato oggetto di studio e non è in discussione. Lo ha descritto bene anche lui con una delle sue doti, la semplicità: “Quando sei un ragazzo di Roma, ci sono solo due scelte puoi essere giallorosso o biancoceleste. Roma o Lazio. Nella nostra famiglia, esisteva solo una scelta possibile…”. Francesco Totti è molto di più. Per 25 anni ha diviso le tifoserie e ora ci unisce tutti.

Quello che si sta celebrando in questi giorni è un rito collettivo, un passaggio generazionale. C’è stato un calcio prima, e ci sarà un calcio dopo Francesco Totti. Tanti ragazzi sono nati e cresciuti quando il capitano della Roma era già in campo, non hanno mai conosciuto un campionato senza Totti. Ora comunque vada qualcosa cambierà. Era un presenza scontata, con una caratteristica unica. La sua longevità gli ha permesso di salutare campioni come Baggio, Ronaldo e Del Piero. Ma lui c’è sempre stato. Per questo per lui è così difficile decidere dii smettere. E oggi persino i nemici della Curva Nord laziale gli rendono omaggio.

Non è mancato nessuno, da Pelè a Maradona che gli ha dedicato il messaggio più prezioso quello che porterà dentro: “Non ho mai visto nessuno giocare come lui”. “Ora posso anche smettere” ha scherzato Totti, che con la sua ironia potrebbe tranquillamente presentare le Iene con Ilary. La voglia di continuare è tanta, ma servirà un’offerta che lo convinca. Che non comprometta il futuro del piccolo Cristian con la maglia della Roma, o che non penalizzi la carriera della moglie. Al canto delle sirene che arriva da Trigoria, per una carriera da dirigente, presto si unirà poi la voce di un amico Eusebio Di Francesco e anche questo conterà dopo l’addio di Spalletti.

Riavvolgendo il nastro si torna a porta Metronia, i primi calci con la Fortitudo, nel suo quartiere San Giovanni, poi il passaggio alla Lodigiani dove a notare Francesco sono Lazio e Roma. E’ un talento raro e a bussare alla porta di mamma Fiorella quando Totti ha 13 anni è anche il Milan. La scelta in una famiglia dove si respirano solo due colori il giallo e il rosso è scontata: “Fu difficile rinunciare alla proposta dell’Milan – racconta Totti – perché avrebbe significato tanti soldi per la nostra famiglia ma così facendo mia madre mi diede un grande insegnamento quel giorno: la tua casa è la cosa più importante nella vita. Solo qualche settimana più tardi, venni scelto durante una partita giovanile e la Roma mi fece un’offerta. Sarei diventato giallorosso”.

Totti questo rapporto con i tifosi giallorossi l’ha vissuto in modo simbiotico con una sola tentazione: il Real Madrid. Ma Totti racconta perchè ha resistito al fascino dei più forti: “C’è stato anche un momento in cui ho considerato la possibilità di lasciare Roma e andare a giocare per il Real. Quando una squadra di grande successo, forse la più forte al mondo, ti chiede di entrarne a far parte, inizi a pensare a come sarebbe la tua vita in un altro posto. Ne parlai con la mia famiglia che mi ricordò in che cosa consiste la vita. La tua casa è tutto. E decisi di rifiutare”.

Per i critici del capitano della Roma, questo è stato il suo grande limite, essere abitudinario, quello che ha frenato una carriera che gli ha portato in bacheca pochi titoli da ricordare. Uno scudetto con la Roma e una Coppa del Mondo vinta nel 2006 con Marcello Lippi che lo aspetta dopo il brutto incidente contro l’Empoli. La gamba si spezza, ma per la prima volta Francesco va oltre lo stereotipo del romano indolente e un po’ sbruffone. Il recupero è da record con tanta fatica e determinazione. Stupisce tutti e segna quel rigore decisivo con l’Australia che resterà nella storia del calcio italiano. Dimostra maturità anche negli ultimi anni di carriera. Si gestisce come un atleta cura i malanni alla schiena e l’alimentazione. E qui dimostra che tra le tante qualità c’è anche l’orgoglio di arrivare a giocare fino a 40 anni.

“Qualche errore l’ho commesso”. Ammette Totti. Nel momento dei saluti non si possono dimenticare atteggiamenti in campo da censurare, perchè come ogni romano che si rispetti il capitano è orgoglioso, ma anche ‘rosicone’. Il caso più eclatante il calcio nel sedere a Balotelli, durante una finale persa contro l’Inter in Coppa Italia. Totti risponde anche alle provocazioni, e cade nel tranello del danese Poulsen agli Europei del 2004 in Portogallo. Uno sputo ripreso dalle telecamere che gli costa tre giornate. Un ricordo lontano, sfumato dal passare degli anni e cancellato negli anni della maturità agonistica.

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