Renzi: “Legge elettorale entro il 7 luglio. Non è l’ideale, ma ci sto”. Orlando: “Come spieghiamo l’alleanza con Berlusconi?”

Una riforma elettorale non ideale, ma che porterà una “pacificazione istituzionale” e che dovrà essere votata dalle Camere entro il 7 luglio. Matteo Renzi chiede e ottiene l’investitura dalla direzione del Partito democratico per stringere anche nelle Aule del Parlamento il patto sul sistema definito tedesco. Si astengono in 33 vicini all’area di Andrea Orlando, protagonisti in chiusura di serata di una polemica con lo stesso segretario: chiedevano di vincolare la proposta ad un’idea di “progetto di centrosinistra”, ma sono stati criticati per essere intervenuti dopo la replica di Renzi. Il segretario sbuffa e chiede a Orfini di metterli in riga anche perché, come detto dal microfono, “è finito il tempo in cui in direzione si dice una cosa e poi fuori se ne fa un’altra”. Insomma l’ex premier non ha pazienza, è nervoso, vuol far credere che in quella posizione, quella del trovarsi con il tedesco e non con il suo Italicum non piace nemmeno a lui stare. Intanto garantisce che non c’è fretta di andare al voto anticipato: “Sostenere il governo Gentiloni è sostenere noi stessi. Quando si vota lo si decide nei luoghi competenti ma la legge elettorale va fatta non perché abbiamo impazienza di andare a votare ma perché è condizione di serietà del patto con il capo dello Stato e con i cittadini”. Anzi, “quando si vota non è un problema che dobbiamo affrontare qui adesso. Noi dobbiamo affrontare un tema diverso, quando si vota la legge elettorale”, appunto il 7 luglio. Renzi galvanizza già l’ambiente: “Vogliamo vincere le elezioni perché abbiamo chiara la consapevolezza che il nostro è un disegno di lungo periodo, noi siamo la forza tranquilla che può cambiare l’Italia”. “In democrazia capita di votare“, ironizza, e “sostenere che il voto costituisce una minaccia è una tesi suggestiva che non suggerirei ai giovani”.

Orlando: “Come spiegheremo un’alleanza con Berlusconi?”
Renzi cerca di sgombrare subito dal tavolo il problema più evidente anche nella futura campagna elettorale: “La banale semplificazione dell’inciucio con Berlusconi è talmente stancante da aver perso anche l’elemento di divertimento iniziale” dice. Ma è inevitabile che sia la prima arma che gli viene rivolta contro in particolare dal principale dei rivali alle primarie, Andrea Orlando, che proprio nel dibattito tv pre-congresso gli aveva chiesto se poteva escludere le larghe intese con la destra. “Siamo certi che coi rapporti di forza” che si creeranno con il proporzionale, si chiede durante la direzione del Pd il ministro della Giustizia, “il governo potrà fare le cose che oggi non riesce a fare oggi il governo Gentiloni? Non ne sono convinto. Questo sistema non è il tedesco, è un proporzionale con lo sbarramento al 5 per cento. Ci dobbiamo porre il problema se questo sistema garantirà più o meno stabilità. Io non credo che garantirà stabilità. Sarà un nostro problema spiegare come la costruzione di un’alleanza con Forza Italia sia compatibile con un disegno riformista del Paese”. Viceversa “con la scelta che stiamo per compiere – sottolinea Orlando – rischiamo di mettere un tratto definitivo sulla parola centrosinistra“. Come dice meglio Sandra Zampa con l’ok al proporzionale alla tedesca “il Pd perde il suo tratto costitutivo”. La Zampa è l’unica a pronunciare il nome di Giuliano Pisapia

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