Quotidianamente riceviamo notizie di gruppi di cristiani massacrati in terra straniera in causa della loro fede;
Anche questo fenomeno non è di certo moderno, anzi, in tempi più antichi tali pratiche erano esplicitamente sancite da leggi ed istituzioni che si occupavano di punire e tormentare chiunque si opponesse alle credenze ufficiali del territorio.
E’ il caso del cristianesimo in Giappone, da sempre ostile a qualunque influenza esterna questa terra ha osteggiato terribilmente l’avanzare del cristianesimo, tanto che è ancora oggi difficile trovare frammenti che ne possano testimoniare la diffusione.
Il museo Sawada Miki Kinenkan, nella prefettura di Kanagawa, possiede 367 guardie di spada, la parte dell’elsa che protegge la mano, che sono state recentemente esaminate attentamente da Yuhiko Nakanishi, presidente del Nihon Token Hozon Kai, l’Associazione Giapponese per la Conservazione delle Spade. Queste spade appartenevano a samurai che avevano vissuto durante l’epoca feudale, tra il XVI ed il XVII secolo, l’epoca della persecuzione dei cristiani e la ribellione di Shimabara. 48 di queste guardie di spada avevano dei simboli, nascosti, che testimoniavano un’appartenenza cristiana.

Ovviamente la scoperta è estremamente rara ed interessante, secondo l’analisi, più di 10 guardie spada sono state fatte durante il periodo Sengoku (guerra tra Stati, anni 1467-1568), mentre le altre a seguito del dominio di Toyotomi Hideyoshi (1537-1598) e periodi successivi.
I simboli scoperti da Nakanashi, che hanno dimostrato l’esistenza dei samurai cristiani, includevano croci cristiane attentamente nascoste nei loro disegni.
Durante le politiche anti-cristiane del Giappone, si sapeva che i cristiani tracciavano i segni della loro religione su oggetti come statue buddiste e altri manufatti.
Il loro scopo era quello di esprimere, seppur segretamente, la loro appartenenza alla religione cristiana, nonostante l’elite dirigente stesse cercando in ogni modo di estirparla.

Nel libro di recente pubblicazione, Samurai di Cristo: la vera storia della ribellione di Shimabara, di Jonathan Clements, professore in visita all’università di Xi’an Jiaotong in Cina, l’autore descrive il destino difficile dei cristiani nel XVII secolo.
Il cristianesimo in Giappone ha una tradizione molto antica, ma per secoli non vi è stato il permesso seguire il cammino cristiano, dichiarato ufficialmente illegale nel 1614 da Shogun Tokugawa Ieyasu.

I cristiani erano marchiati con ferri caldi, crocifissi e immersi ripetutamente in acqua bollente per punirli in quanto rivoltosi.
Uno dei luoghi famosi della tortura era il castello di Shimabara.

Clements scrisse nell’introduzione al suo libro:
“Nel 1638, l’Imperatore del Giappone ordinò una crociata contro i propri suoi stessi sudditi, un olocausto su uomini, su donne e su figli del culto del giorno del giudizio … Introdotto un secolo prima da missionari stranieri, la setta si diceva disegnare progetti oscuri per rovesciare l’impero, i suoi profeti usano una lingua morta ed impenetrabile a tutti, se non al circolo più intimo dei credenti, i suoi sacerdoti hanno predicato l’amore e la gentilezza, ma hanno aiutato i signori della guerra locali ad acquisire armi da fuoco, incoraggiando i credenti ad abbandonare le loro gioie terrene e giurare la fedeltà ad un dio straniero, cercando il paradiso in terribili martiri … ”

Clements descrive nel suo libro una storia di una donna incinta, tenuta in una gabbia sommersa che porta alla morte di madre e bambino.
E’ stato probabilmente questo incidente ad innescare la famigerata ribellione di Shimabara, durata dal 17 dicembre 1637 al 15 aprile 1638, durante il regno di Edo Bakufu, l’ultimo governo militare feudale giapponese.
Le forze dello shogun massacrarono migliaia di cristiani, guidati dal ribelle Jerome Amakusa, che è rimasto un’intramontabile icona del cristianesimo Giapponese fino ai giorni nostri.

Nel mese di Gennaio 2016, Papa Francesco ha approvato la beatificazione di Takayama Ukon, un samurai giapponese. Nato nel 1552 è stato battezzato all’età di 12 anni. Era un daimyo, un alto membro della classe signorile feudale. Nel 1587, quando Hideyoshi iniziò la persecuzione dei cristiani, Takayama e suo padre scelsero invece di abbandonare le loro proprietà e onori per mantenere la fede. Fu espulso a Manila nel 1614, con un gruppo di 300 cattolici. Morì di malattia il 5 febbraio 1615.
Nel 2007 Papa Benedetto XVI ha confermato che 188 cristiani giapponesi morti a causa della persecuzione del governo Tokugawa sono stati selezionati per beatificazioni.
Le cerimonie sono state tenute un anno dopo a Nagasaki.

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