Quasi quattrocento persone hanno scelto, il 1 aprile scorso, di partecipare alla marcia Bagnoli- San Siro per chiedere la chiusura del centro Hub nell’omonima frazione cittadina.

Il corteo era formato da tante giovani famiglie, donne e uomini stanchi di dover fare i conti da mesi con migliaia di migranti ammassati nell’ex base militare di San Siro. A far parte del corteo anche il sindaco di Bagnoli, Roberto Milan, e quello di Agna, Gianluca Piva, che si sono mescolati alla folla senza fascia tricolore.
Da segnalare la presenza anche di manifestanti di Cona, il paese che a soli sette chilometri di distanza ospita un altro Hub, con un altro migliaio di immigrati. Tanta l’amarezza delle persone presenti, soprattutto delle donne che hanno più volte evidenziato il senso di insicurezza che serpeggia quotidianamente in paese. Un’insicurezza divenuta ancor più evidente in seguito al grave episodio di aggressione ai danni di una donna da parte di un immigrato alloggiato all’ex base di San Siro e avvenuto nel mese scorso.

Quella lunga pista ciclabile, voluta negli anni ottanta da amministratori lungimiranti che avevano ben compreso l’importanza di rendere sicuri i collegamenti ciclopedonali tra periferie e centro cittadino, è vissuta ora con sospetto e timore. Non è più possibile percorrere la pista per fare jogging in tutta tranquillità come si era soliti fare negli anni scorsi; ora più di qualcuno ha deciso di avventurarsi in passeggiate, biciclettate o camminate solo se in compagnia. Molte le donne che hanno sfilato indossando un nastro rosso per solidarietà alle donne aggredite, facendo riferimento anche alle operatrici del centro Hub che nei mesi scorsi hanno denunciato aggressioni nel posto di lavoro. Molti gli striscioni che chiedevano la chiusura immediata del centro di accoglienza e commosso il ricordo dell’aggressione. Solo pochi giorni fa l’amministrazione ha approvato l’applicazione della legge regionale sul riconoscimento dei Veneti come minoranza nazionale; un passo che il sindaco ha evidenziato come importante in quanto richiede alla Regione Veneto una formale tutela dei diritti di una comunità.
Questo considerata l’evidente sproporzione con la presenza di oltre 800 mighranti a fronte di una popolazione di 3600 abitanti circa. Una situazione ormai insostenibile.

Cristina Lazzarin

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